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Blog di Primo Azienda

Tassazione sulle vendite on-line

Il mondo del commercio online sta prendendo sempre più piede: occorre però fare chiarezza su alcuni aspetti di grande importanza da un punto di vista fiscale. Ecco perciò tutto quello che occorre sapere per essere sicuri di non commettere errori.

Commercio online elettronico: informazioni utili
Un aspetto fondamentale che occorre evidenziare riguarda la definizione di commercio online elettronico. Con questo si intendono tutte quelle transazioni che avvengono direttamente in rete e che hanno come oggetto, ad esempio, compravendite di oggetti su siti web. Una prima distinzione importante che è stata effettuata dalla Legge è quella tra commercio diretto e commercio indiretto, aspetto di certo da non sottovalutare. Quando si parla di commercio online indiretto si fa riferimento a quella sorta di contratto tacito che viene stipulato tra acquirente e venditore nel momento in cui viene consegnato il bene. Ecco perché il bene viene inviato all’acquirente che dovrà così provvedere al pagamento mediante contrassegno: in quel momento si parla di una transazione vera e propria. Ciò si traduce nella possibilità da parte dell’acquirente di richiedere fattura a colui dal quale acquista. Invece per quanto riguarda il commercio online diretto si parla della cessione di beni materiali. Si può pensare, per citare un esempio, agli acquisti che vengono fatti sui siti e-commerce. In caso di acquirente italiano e cedente facente parte dell’UE, l’operatore dovrà provvedere a liquidare l’IVA, mentre in caso di cedente al di fuori dell’Europa l’IVA a quest’ultima verrà calcolata in base al paese di provenienza. Per cui è dispensato dall’emissione della fattura e soprattutto dal pagamento dell’IVA sulle vendite.

Le ultime dalla commissione UE
Di recente la Commissione Europea ha deciso di cambiare il tipo di tassazione per quanto concerne le vendite online. Infatti è in arrivo una proposta di legge che prevederà una percentuale di ritenuta sulle transazioni legate a compravendite online. Una proposta che sembra essere in continuità con quella della Francia che nei prossimi mesi potrebbe introdurre un’imposta di equalizzazione per tutti i maggiori colossi del mondo del commercio sul web. Ciò dimostra che anche l’Unione Europea si è resa conto che serve una precisa legislazione in merito alla tassazione del commercio online per evitare che possa diventare una zona franca. Le norme fiscali attualmente in vigore per quel che riguarda il mondo del commercio online sono ormai obsolete, come hanno affermato alcuni esperti dell’Unione Europea. Serve una sterzata che possa andare di pari passo con i tempi attuali in cui le compravendite sul web sono diventate qualcosa all’ordine del giorno. La possibile ritenuta che verrebbe introdotta sembra essere legata soprattutto ai grandi rivenditori su cui avrebbe un’influenza di certo non irrilevante. Anche guardando quelli che sono i ricavi dei colossi del commercio online si capisce bene come occorre una serie di norme che possa garantire tasse eque. Inoltre la stessa Commissione Europea che spinge per l’entrata in vigore di questo nuovo sistema di tassazione potrebbe prevedere anche un prelievo sui ricavi che vengono generati dalla fornitura dei servizi digitali o anche di una serie di attività pubblicitarie. Soprattutto questa ultima opzione riguarderebbe tutta quella serie di operazioni che hanno luogo tra paesi membri ed altri che non fanno parte dell’Unione Europea. Da qualche settimana sono comunque apertissime le discussioni in tal senso: la spaccatura c’è ed è evidente tra chi è favorevole a questo sistema di tassazione e chi invece appare particolarmente restio.

La rivolta parte da Ebay
Chiaramente la notizia della proposta di legge in merito ad un sistema di tassazione tutto nuovo per il commercio online non trova tutti d’accordo. In particolare i colossi del web che potrebbero essere esposte a delle ritenute particolarmente elevate in base al proprio fatturato. Motivo per cui Ebay ha avviato una petizione direttamente online con cui ha chiesto agli utenti di aderire per dire no a questo sistema che non sembra certo dei più convenienti. Per Ebay il discorso sembra essere molto chiaro e perciò ha voluto coinvolgere in prima persona quelli che sono gli utenti che da anni fanno affidamento sul sito di aste più celebre al mondo. Infatti, stando a quanto viene riportato online sul sito Ebay, i consumatori sono quelli più esposti a rimetterci. D’altronde con questo nuovo sistema di imposte potrebbero andare a perdere e non poco le piccole aziende che sarebbero così costrette a chiudere. Per capire il tutto, con la nuova legge che potrebbe entrare in vigore, alle piccole aziende basterà arrivare ad un giro di affari di poco superiore ai 10.000 euro per rimetterci cifre importanti. Oltre a considerare che uno dei motivi che ha spinto Ebay a questa protesta nei confronti della proposta di legge UE, è anche il probabile aumento dei prezzi consequenziale. E questo non sarebbe affatto un elemento positivo per il mercato del web che già è in calo notevole visto il potere d’acquisto decisamente in calo. Ciò è collegato direttamente anche alle piccole imprese che così potrebbero pensare di esportare molto meno andando a ridurre la possibilità di scelta sul web. E chiaramente anche il consumatore avrebbe una vetrina molto limitata che determinerebbe un calo del commercio online.

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